Il Castello dei Bigliori (Bobbio Pellice)

I resti del castello dei Bigliori di Luserna si trovano poco oltre il centro abitato di Bobbio Pellice, appena attraversato il vallone del Cruello (Crϋel), in una borgata che si chiama ancora oggi Ciastel (o Ciëstel, secondo alcune vecchie fonti). Il nome ricorda, infatti, la parola “castello” e fa riferimento all’antico maniero dei conti Bigliori, un ramo cadetto dei più potenti Manfredi di Luserna.

Il Garola, allorquando tratta di Bobbio Pellice, spiega come “eravi da antichissimo tempo sù di un poggio a ponente il suo castello, detto ancor oggidì region del Ciastel, riguardava sull’erta la strada e sul poggio in basso la vila di Bobbio, nel 1549 da Francesi dominanti la Valle atterrato. Era abitato dai conti Bigliori, che vi edificaron poi altre dimore loro a Sibaud o Sinibaldo dal nome d’un dei feudatari.

La struttura, di cui è ancora ben visibile l’ubicazione, era protetta su due lati dal Cruello e dal Pellice, che scorrono ai piedi del promontorio roccioso. Proprio secondo il Garola, se non si conoscono fonti circa le origini della struttura (probabilmente anteriore all’anno 1159), vi sarebbero fonti storiche documentali che ci informano che il castello venne fatto distruggere nel 1549 per ordine del Governatore Caracciolo di Melfi.

Tuttavia, permangono leggende secondo cui la distruzione dell’edificio avvenne per altre cause: si dice infatti che un tempo il proprietario del castello (secondo la leggenda, il Conte Billour) si fosse convertito al protestantesimo, al contrario del resto della famiglia di conti che erano fedeli alla Chiesa Cattolica e a Roma. Si narra che nelle segrete del castello il conte si mescolasse ai popolani per ascoltare il Vangelo predicato dai barba valdesi, nei culti che si tenevano di nascosto lì. La famiglia del conte si era però insospettita ed un giorno mandò a Bobbio Pellice dei soldati perché lo arrestassero e distruggessero il suo maniero. La triste fine del Conte Billour fu di essere imprigionato nelle torri del castello di Luserna, dove patì fame, sete, freddo e da dove non uscì mai più. La famiglia del conte decise di cancellare in questo modo l’onta di un parente eretico: così erano chiamati dalla Chiesa di Roma coloro che non seguivano la religione cattolica e, nel Piemonte, erano così detti i Valdesi.

Così, al giorno d’oggi del conte Billour è giunta soltanto la leggenda, mentre del castello dei Bigliori sono sopravvissuti pochi resti sul poggio roccioso che dalla borgata Cestel sovrasta Bobbio Pellice.
Invero, pare che tale leggenda altro non fosse che una storia narrata dalle popolazioni locali per narrare l’oppressione inquisitrice di Roma e dei signori cattolici. La distruzione del castello, invece,
pare avvenne proprio come menzionato dal Garola e anche il Bollea, allorquando ricostruisce la storia di Bricherasio, specifica come il principe napoletano Giovanni Galeazzo Caracciolo di Melfi, governatore del Piemonte per conto del Re di Francia, ordinò, in data 9 gennaio 1549, al Capitano Angelo de Pedemonte, la distruzione del resto del castello di Bricherasio e inoltre delle fortezze della Torre, di Bobbio e di Lucerna; e dal momento che nessun altro castello pare fosse esistente a Bobbio Pellice se non quello del Ciastel, è inevitabile concludere che il castello distrutto nel 1549 fosse proprio il castello dei Bigliori.

Infatti, altro castello sarebbe esistito in Bobbio Pellice, in località Sibaud, ma è lo stesso Garola a dirci che tale ultima dimora sarebbe stata abitata dai Bigliori in seguito al 1549. D’altra parte, di tale struttura al Sibaud non v’è alcuna traccia, se non l’indicazione di una “via al castello”, che ancora oggi conduce dalla strada principale del paese al monumento del Sibaud.