Famolasco fu probabilmente il centro abitato più antico della Val Pellice, come indica il suffisso di chiara origine ligure. La località è, infatti, posta in una posizione ideale per fungere da vedetta e prima postazione di difesa, essendo situata su un colle esattamente dirimpetto rispetto alla pianura ed alla Rocca di Cavour, alle bocche della Val Pellice. Probabilmente la struttura primigenia era una tipica “torre saracena”, idonea ad avvistare sin dalla lontana pianura, eventuali scorrerie saracene.
Il Castello fu costruito in tempi successivi tra il X ed il XIII secolo e ancora oggi l’interno, per la parte residua, non ha subito mutamenti, avendo soltanto tre saloni in altrettanti piani, a testimoniare l’unico, costante impiego come fortezza; ciò, anche in considerazione che ai tre piani si accede con scala a chiocciola all’interno della torre mentre originariamente è verosimile che vi fosse una mera scala a pioli retrattile per eventuali casi d’assedio. La fortificazione, nel corso dei secoli, è appartenuta, in origine, alla marca di Torino, poi passò ai benedettini, agli Acaja, ai Savoia, ai Rorenghi di Luserna, ai Castelvecchio di Bricherasio, ai Della Riva di Vigone, agli Obertenghi di Bagnolo, agli Opezzi di Vigone ed infine, per secoli, ai conti Ferrero di Buriasco.
Il primo documento che parla della torre di Famolasco risale all’8 settembre 1064 ed è l’atto di donazione con cui Adelaide, Marchesa di Torino, dona all’Abbazia benedettina di S. Maria di Pinerolo le terre di Famolasco, ivi comprese la torre, la chiesa e i terreni annessi.
All’epoca non era che una casa-torre, ovvero un edificio a pianta quadrangolare in pietra e 4 piani: il primo piano, con ampio camino, fungeva da cucina e refettorio e vi si accedeva con una scala mobile retrattile; il secondo ed il terzo (ora scomparso) erano il dormitorio per i monaci prima e per le milizie poi ed anche tali piani erano collegati con scale a pioli retrattili. È verosimile, inoltre, che il quarto piano fosse stato adibito a biblioteca dai monaci, che si sa esser stati dediti ad attività di copiatura amanuense. Del pari, è molto probabile che l’intera struttura fosse circondata da un fossato o quantomeno da una palizzata lignea.
Benché permanesse sempre nel pieno possesso dell’Abbazia di Pinerolo, come confermano un documento del 1123 con cui Papa Callisto II confermava le donazioni alla stessa, nonché analoga bolla del 1139 di Papa Innocenzo III, nel 1152 l’Imperatore Federico Barbarossa, intervenendo in una contesa tra vassalli, firmò l’atto di possesso delle terre bibianesi e famolaschesi a Manfredo, che lascerà in dote alla figlia, sposa di un Rorengo di Luserna, anche Bibiana con una parte della Val Pellice e di Fenile. Così, i Luserna divennero feudatari anche delle terre di Famolasco, benché la torre fosse sempre nelle disponibilità dei benedettini.
La torre fu usata come convitto fino al 1272, quando i benedettini infeudarono, quali Consignori di Famolasco, i Rorenghi di Luserna. Nel documento si menziona il piccolo castello con ponte levatoio vicino alla chiesa di San Biagio, indice, questo, di altri ammodernamenti della vecchia casa torre, divenuta a tutti gli effetti un castello e vedendo l’antica torre inglobata in una struttura rettangolare in mattoni, come è ancora oggi visibile, benché coperta da lose di pietra di Luserna.
Tale vassallaggio dei Rorenghi sarà ulteriormente riconfermato nel 1295, quando i Luserna giureranno fedeltà a Filippo I d’Acaja e si vedranno investiti quali feudatari delle loro terre. Il dominio dei Luserna fu duraturo nei secoli e venne più volte confermato con varie investiture e con conferimenti di poteri amministrativi o tributari. Si menzionino, a titolo d’esempio, l’investitura di Giacomo fu Ajmone di Luserna, Gioanni fu Bonifacio, Ludovico Aluetto et Ajmonetto della Torre, nel 1363, nonché quella di Brunone Rorengo nel 1465 o ancora l’investitura di Bartholomeo Rorengo nel 1485. Ciò, sino alla fine del secolo, quando il castello passò ai Castelvecchio di Bricherasio salvo da questi essere ceduto, il 29 dicembre 1517, ai Ferrero di Buriasco.
Soltanto pochi anni più tardi, però, lo stesso abate di Pinerolo investì Antonio Della Riva di Vigone quale feudatario di Famolasco, sebbene siano plurimi i documenti che videro i Ferrero di Buriasco quali abitanti del castello, quantomeno sino al 1615, quando si trasferiranno nel Castello di Buriasco. Nel frattempo, ancora nel 1538 si ha notizia del potere feudale dei Della Riva su Famolasco, mentre la stessa sarebbe tornata ai Ferrero nel 1550. Chiarezza ci deriva soltanto da un documento del 1562, che attesta come, in seguito alle varie guerre di religione cui Famolasco non fu estranea, “nel giorno del Signore 9 ottobre 1562 per atto Gerolamo Robini di Pinerolo, i sigg.ri Ferrero vi fanno l’acquisizione in toto di Famolasco, dai conti Della Riva di Vigone, per la somma di 1045 scudi, divenendo così gli unici feudatari.”
È in questo periodo, verso la metà ‘500, che sono databili i lavori di ammodernamento che resero il castello, prettamente difensivo, in una struttura più residenziale ed adatta alla funzione amministrativa. Saranno, poi, i lavori di ristrutturazione nel XIX e XX secolo a renderlo ciò che è oggi visibile e che costituisce una struttura ricettiva privata.
Il castello di Famolasco, che rimarrà di proprietà dei Ferrero di Buriasco sino alla morte dell’ultimo discendente della famiglia, il Conte Maurizio Antonio Ferrero di Buriasco, soprannominato dalla stampa “Il Conte Codino”, morto a Torino nel 1928 dopo aver disperso pressoché tutto il patrimonio della famiglia.
Oggi, quello che agli occhi dei più è una splendida struttura ricettiva, è in fondo la più antica struttura architettonica fortificata ancora esistente ed integra e le sue mura possono vantarsi d’aver visto oltre un millennio di storia di Famolasco e della Val Pellice.