Torri e caseforti di Giaveno

  • La Casaforte degli Albezi

Situata accanto alla Chiesa di Borgata Sala, la casaforte degli Albezi (meglio conosciuta come “Castello degli Albezi”) risale al XIII Secolo e trae la sua denominazione da un’antica nobile casata, che a lungo esercitò il suo potere feudale su Giaveno e la prerogativa sulla nomina dell’abate della Sacra di San Michele. A partire dal XVIII Secolo è nota la sua appartenenza alla famiglia Ughetti che promuoverà plurimi interventi di restauro.

L’edificio ancor oggi visibile presenta due distinti corpi di fabbrica, di cui la parte più antica è la torre a pianta quadrata, realizzata in pietra di fiume con lo schema noto come “a spina di pesce”. La sommità presenta una merlatura quadrangolare su cui poggia un tetto di più recente aggiunta.

Il fabbricato a fianco, più simile a un edificio rurale, conserva un bel portale con arco ad ogiva e soprattutto una pregevole bifora romanica.

 

  • Il Palazzo Alto Bevilacqua o Torre Marion

A fare da contraltare a Palazzo Albezi, espressione del potere civile, vi era la Casaforte del Paschero, detta anche Palazzo Alto Bevilacqua o Torre Marion, che ancor oggi si affaccia sul torrente Ollasio in via Selvaggio, che fungeva da fortilizio difensivo per il monastero di San Michele della Chiusa. Coeva della precedente, presenta soltanto più pochi elementi della struttura originaria, essendo stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli.

L’odierna denominazione trae origine da Marion Delorme, cortigiana francese vissuta nel XVII secolo e protagonista degli intrighi di corte al tempo di re Luigi XIII. Ella pare fosse legata sentimentalmente con il marchese di Cinq-Mars, favorito del re. Coinvolta nella congiura ordita dal Cinq-Mars e da altri complici in accordo con il partito filo-spagnolo e il fratello del re e il potente cardinale Richelieu, nel 1642, dopo l’arresto dell’amato, venne fatta allontanare dalla Francia. Arrivò così in Piemonte, dove fu accolta a Giaveno nella residenza dei nobili Bevilacqua, che per l’occasione rimaneggiarono la torre che ancora oggi porta il suo nome.

 

  • La Torre Garola

In località Buffa, vicino alla Chiesa di San Giovanni Battista (Via Vittorio Emanuele II), si erge la Torre Garola, “unico resto del medievale edificio abitato dalla famiglia Calcagni”[1]. Eretta come osservatorio militare nel XVI secolo, la struttura fu probabilmente ristrutturata dopo le occupazioni francesi e annessa a un grande palazzo nobiliare. Piuttosto massiccia, sviluppata su un impianto rettangola, conserva il basamento a scarpa sormontato da tre livelli. Ai piedi della torre, nel 1631, si svolsero gli eventi che prendono il nome dei Vespri della Turinera, episodio che mise in luce le tensioni tra la popolazione e le truppe francesi che occupavano la valle.[2]

 

  • L’Arco o Torre delle Streghe

In Borgata Villard si trova una casaforte detto Arco o Torre delle Streghe: “costruita dai nobili Ugoneto Bertrandi e Martino Borello"[3] conduce verso il centro del paese attraverso un portico. Essa sorge all’incrocio tra la strada Comunale di San Michele e la vicinale della Costa di Villa, in posizione allora strategica al fine di controllare il transito di merci e persone diretto ai feudi del Signore della Val Chisola. “Su un angolo della costruzione una lapide ricorda la riunione a parlamento del 24 maggio 1286, quando numerosi nobili e rappresentanti dei comuni di questa parte del Piemonte si radunarono nei prati adiacenti. In verità si trattò di una vicenda un po’ complicatam, nella quale Amedeo V il Grande, divenuto reggente in virtù dell’inosservanza della legge sulla primogenitura nella casa sabauda, ricevette dalla cognata Guja di Borgogna, vedova di Tommaso III di Savoia e tutrice dei suoi cinque figli maschi, il mandato di governare come luogotenente della parte del Piemonte di proprietà dei fanciulli. L’ordine fu impartito il 9 febbraio 1286, ma venne ufficialmente accettato dai maggiorenti piemontesi solo il 24 maggio, proprio in quel consiglio solenne, noto appunto come Comizi di Giaveno. Alla riunione, presieduta da Aimone Bozosello, vicario generale del Piemonte, parteciparono 12 delegati della nobiltà, 19 nunzi di comuni e 3 castellani che, pur senza rendersene davvero conto, decisero le sorti del Piemonte e il futuro dell’Italia.

L’edificio è legato anche a una leggenda da cui deriva l’origine del nome ‘Arco delle streghe’ con cui l’edificio è conosciuto dai giavenesi. Pare infatti che uno dei proprietari della casaforte avesse alle proprie dipendenze una certa Giovanna, detta ‘la Clerionessa’, che si dedicava a quella parte della scienza che vive a cavallo tra la fitoterapia e le scienze occulte. Non è dato sapere quanto fosse esperta Giovanna in quelle arti, ma almeno un errore lo fece, tant’è che un malcapitato ci lasciò la pelle. Con l’accusa di stregoneria, la Clerionessa venne richiuusa in carcere, dove rifiutò il cibo, nutrendosi soltanto con alcune erbe che aveva portato con sé finché, dopo qualche giorno, il carceriere trovò la cella vuota. Giovanna era svanita lasciando al centro della stanza un mucchietto di erbe bruciate. Da quella notte, sotto il porticato e nei dintorni della torre comparvero strane luci e la gente comuniciò a udire lamenti strazianti accompagnati da misteriosi fruscii. Così, per i giavenesi, quello divenne l’Arco delle Streghe.”[4].

 

[1] Giaveno (TO) : Torri - Archeocarta.

[2] Per saperne di più: https://www.visitgiaveno.it/torre-garola/

[3] Giaveno (TO) : Torri - Archeocarta.

[4] Avondo G.V.-Rolando C., Passeggiate sui sentieri dell’arte alpina, Capricorno, 2024, pp. 79-80.