Il forte fu edificato nel 1655 sulle rovine dell’antica torre medievale che dava il nome a La Torre di Lucerna e del castello dei Rorengo di Luserna, costruito in epoca successiva ai piedi della torre stessa. Il Garola, nel suo narrar le vicende de La Torre, ci racconta come “S’ignora il nome primiero del paese giaché la Torre trasse il nome dalla torre, o dongion elevato, che serviva di specula ad esso castello, ed invero tutti i castelli antichi de Romani avean una torre alta nel mezzo d’essi, che serviva di specula, e difesa. Sotto qual epoca siisi edificato il moderno luogo della Torre, io crederei che sia stato dopo l’irruzione e venuta dei Teutoni, od Ongari in Piemonte, che devastarono più città, rovinarono Vercelli in Lombardia, e finalmente dai Lombardi, e Saraceni furono domati, ed estinti sulla catena dell’Alpi nostre.”
Il Castello, come anche quelli di Bobbio Pellice, Luserna e Bricherasio, fu distrutto nel 1549 per ordine del principe di Melfi in nome del re di Francia. Infatti, “trovo scritto negli archivi di Luserna e nelle storie che il conte della Trinità generale dell’armata del duca Emanuel Filiberto nella guerra da lui mossa contro i valdesi della Valle nel 1560 fece alloggiar sue truppe nel borgo della Torre, che fece immantinenti baricadare e fece riparar le breccie del castello, da cui quella torre sì eminente e rinomata le serviva di dongione e da Francesco I re di Francia nel 1549 era stata fatta demolire, ma i membri d’alloggio dei signori conti, ove abitavano già, eran stati conservati con le muraglie attorno a guisa di fortezza eccettuate le breccie fatte dalla rovina della torre demolita”.
L’evento più significativo del castello della Torre fu la sua caduta per mano francese, il quale, come l’intera Val Pellice ed il Mirabouc, veniva espugnato dal Lesdiguiéres, anche grazie al fatto che il comandante Comazzolo di Vercelli “vilmente si rese”. Da lì a poco il castello fu però distrutto e questo ci viene rappresentato sempre dal Garola, il quale, citando il Gilly, espone come, nel 1592, anno della discesa nelle valli pinerolesi del Lesdiguières, il governatore Claude de L’Olivier, nominato dal Lesdiguières stesso, “<<fece altresì sbozzar alcuni baloardi al castello della torre ma poiché alquanto tempo vi si travagliò, avendo Lesdiguières fatto da un ingegniere, ed altri periti nell’arte, essi giudicarono non poter esso mantenersi contra l’artiglieria, perché dominato dall’eminenza convicine, in vista del che se ne ordinò la demolizione, che seguì nell’anno 1593 del mese d’aprile.>> altri autori dicono che il castello della torre fu fatto demolire a suggestione de valdesi presso Lesdiguières protestante, perché amavan di torsi quella spina fuori dagli occhi.”
Passati tali eventi, nel 1655, nel pieno degli scontri con i valdesi, il Duca di Savoia fece cinger di mura l’abitato di Torre ed edificare un fortino che però venne assaltato quasi subito dai protestanti, che pretesero, nei trattati di pace, la demolizione dello stesso. Tuttavia, non solo tale fortino non fu demolito, ma addirittura fu eretta una fortezza “a guisa di cittadella sul poggio, che sta a cavallere del borgo e nel sito dell’antico castello ... era questa fortezza quella di Santa Maria un pentagono con fosse, baloardi e garitole negli angoli, che non sol potea tener in briglia il luogo della Torre ma batter a rovina”.
Tale costruzione fu opera di “Francesco d’Havard, marchese di Senantes, Rifredo e Gambasca de signori di Villanuova Solara ecc. gentiluomo di camera di S.A.R. cavaliere dell’Annunciata, marescial general di campo, fece edificar esso forte e messovi governatore 1656 il conte Bartolomeo Malingri di Bagnuolo, che fu quindi deposto”. Peraltro, appena entrato in funzione, il forte fu dotato dal Duca di Savoia di tre pezzi di artiglieria per difesa, divenendo una mirabile fortezza di fondovalle per controllare gli animi della popolazione.
Il Santa Maria si costituiva di una struttura pentagonale con 5 bastioni: Livorno, San Michele, Torre, Pianezza, Senantes; la fortificazione era circondata da un fossato e vi si accedeva tramite un ponte levatoio, che conduceva - all’interno di una palizzata di legno - alle due caserme, all’alloggio del comandante, alla cisterna ed alla cappella.
Esso sarà per anni il baluardo sabaudo in Val Pellice, possente controllore ed oppressore, con ripetuti soprusi, della popolazione valdese valligiana. Le sue vicende di assedi, conquiste e riconquiste sono del tutto analoghe a quelle menzionate in relazione al Forte Mirabouc; differenti, invece, sono le cause che portarono alla sua distruzione. Questa occorse in occasione della guerra della Lega di Augusta e della Gloriéuse Rentrée dei valdesi guidati da Henry Arnaud. I francesi, dopo aver inseguito invano i valdesi lungo le valli alpine piemontesi, inviarono alcune truppe in Val Pellice per sbarrar loro la strada. I ducali, infatti, benché formalmente alleati dei francesi nelle guerre religiose contro i valdesi, si schierarono repentinamente contro i potenti vicini nell’ambito della guerra della Lega d’Augusta. La reazione dei borbonici fu immediata e una colonna di soldati guidata dal generale Feuquières salì la Val Pellice. I sabaudi si ritirarono all’interno del meglio difeso Forte San Michele di Luserna e nella ritirata minarono e distrussero parzialmente il Santa Maria. Questo fu occupato dalle truppe francesi che, tuttavia, nell’impossibilità di portare un attacco concreto al San Michele, optarono per ripiegare su Pinerolo e minarono a loro volta ciò che rimaneva del forte torrese, distruggendolo definitivamente il 7 agosto 1690.
Oggi sono ancora visibili i possenti spalti che si ergono dal fossato erboso e formano la struttura pentagonale, nonché il posto di vedetta e l’uscita dell’originario accesso sotterraneo. Facendo il giro del fossato sul lato a monte, verso la Val d’Angrogna, è possibile, peraltro, notare un casotto in calcestruzzo addossato al fianco del muro di levante, che parrebbe essere un’aggiunta avvenuta per mano nazifascista.