Rimangono a Barge ben visibili due torri risalenti, verosimilmente, al tardo medioevo.
La torre di "Panroà”, nell’omonima via, si presenta integra nella sua pianta quadrata, sebbene gravemente crepata.
Differente, invece, è “la Tor”, anch’essa tozza ma a pianta circolare e oggi annessa a una cascina rurale.
Rimangono pochi resti di un’altra torre, sul colletto di San Quirico, mentre di una quarta rimane soltanto più il toponimo, Torre Moccia.
L’origine medievale delle strutture “è confermato da una circostanza innegabile: il loro allineamento lungo una stessa retta che corre parallela alla Media e che si interpone tra il forte di «Bramafam», allora sorgente sulla Rocca di Cavour, ed i due castelli di Bagnolo e di Barge, quasi a formare un triangolo di questi «segni» militari.”[1]. Scopo delle torri era “Permettere ai segnali visivi di doppiare il «Bricco di San Pietro Martire» … il «Bricco di San Quirico», per raggiungere facilmente, di là. la vicina Envie.”[2].
Al Comune di Bagnolo appartiene invece la Torre dei Gossi (o Torre dei Gosso o Torre Cherà), che si trova in località San Grato e ha anch'essa origine tardomedievale, sebbene sia ipotizzabile una struttura preesistente che fungesse da torre di avvistamento sulla pianura circostante, sull’esempio delle classiche torri saracene (similmente a quella di Famolasco).
La torre, ben visibile e ben conservata, ha sulla sommità lo stemma dei principi di Acaja.
[1] Di Torre in Torre, Giorgio Di Francesco-Gianfranco Pellice, in L'Ecomese, marzo 1992.
[2] Ibidem